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17 settembre 2019

03-09-2012 10:09 Elisa Meglioli
Se il concorso vi sembra una buona idea
Gli ultimi due concorsi per aspiranti docenti furono banditi nel '90 e nel '99 e misuravano unicamente la competenza sulle rispettive materie, escludendo totalmente l'aspetto didattico.
Nel '99, per rispettare una normativa europea, si decise di cambiare sistema, affidando alle università la gestione della formazione e abilitazione dei futuri docenti.
Nacquero così le Scuole di Specializzazione per l'Insegnamento (SSIS): numero chiuso, durata biennale, frequenza obbligatoria, esami para-universitari, tirocinio presso un docente di ruolo ed esame di abilitazione finale.
Costo per gli specializzandi: oltre 2000 euro di tasse universitarie più spese (trasporto, materiale, ecc.).
E' interessante ricordare che persone che non avevano superato il concorso del '99, facendo la SSIS andarono in ruolo prima di altre persone che il concorso lo avevano superato.
Ma questa è la prassi del reclutamento docenti in Italia: si cambiano continuamente le regole creando ingiustizie su ingiustizie e una guerra tra precari.
Dopo dieci anni, nel 2009, le SSIS furono sospese.
Il numero di precari era ed è oltre ogni immaginazione (si parla di 180 mila persone) perché il "numero chiuso" delle SSIS non teneva conto dei reali bisogni del sistema scolastico.
Le università ci guadagnavano e il sistema scolastico non era affar loro.
Poiché siamo in Italia, fu comunque avviato l'XI ciclo SSIS, facendolo rientrare, tra mille polemiche, nelle Graduatorie ad Esaurimento ormai chiuse da tempo.
I tagli della riforma Gelmini (87 mila posti in meno in tre anni) hanno aggravato enormemente la situazione creando addirittura dei "soprannumerari", cioè insegnanti di ruolo che non hanno più ore di lezione.
Ad oggi gli abilitati SSIS sono inseriti nelle GaE (Graduatore ad Esaurimento - degli stessi, verrebbe da dire) ed aspettano il loro turno per il ruolo.
Poiché per alcune classi di concorso esistono ancora - nel 2012 - dei docenti del concorso del '99 che aspettano, i posti per il ruolo vengono equamente divisi: 50% alle SSIS e 50% al concorso del '99, o del '90 in alcuni casi estremi (si noti che il 50% di 0 è comunque 0.
Questo per rispondere a chi mi chiede perché la mia situazione non migliora).
Con le SSIS ormai archiviate, Maria Stella Gelmini - o chi per lei - pensa che comunque non si può negare per sempre ai giovani la possibilità di abilitarsi all'insegnamento.
Così si comincia a parlare di Tirocini Formativi Attivi (TFA): stessa idea della SSIS, stesso costo, ma della durata di un anno.
Con il piano di tagli imposto da Tremonti però, è arduo pensare di creare altri precari, così dei TFA non se ne fa nulla.
Fino alle dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011: uscendo dalla porta, la Gelmini firma il decreto dei TFA e così, a luglio 2012, partono le preselezioni (affollatissime) per i pochi posti disponibili.
Per la cronaca, le preselezioni sono state un colossale pasticcio: a causa di numerosi errori nel testo, molti quesiti sono stati annullati e quasi tutti i candidati sono stati ammessi allo scritto.
Riassumendo: ai precari degli ultimi concorsi e a quelli di undici anni di SSIS, l'anno prossimo si aggiungeranno i precari del TFA.
Per non sentirsi mai troppo soli.
Nel frattempo al MIUR è arrivato il ministro Profumo: professore universitario, ex-rettore, già membro di svariati consigli di amministrazione.
Dal suo curriculum mi pare di capire che con il sistema scolastico italiano, dopo il diploma (1972 presumo), non ha mai più avuto a che fare.
Profumo ha due idee fisse: il MERITO e il CONCORSO.
E' una questione di principio.
Non è mica colpa sua se ci sono già 180 mila precari.
E così riesce a far approvare il concorso in Consiglio dei Ministri.
Solo che per non scatenare la terza guerra mondiale, il primo concorso sarà aperto solo agli abilitati.
Avete capito bene: i giovani neolaureati non potranno farlo.
Lo faranno gli abilitati creando una terza graduatoria, delle stesse persone che sono già in GaE, ma in ordine leggermente diverso.
L'anno prossimo, altro concorso.
Per i giovani neo-laureati? Beh no, sempre per gli abilitati, cioè SSIS e TFA.
Altra graduatoria da affiancare alle altre.
E siamo a 4.
Poi un concorso ogni due anni.
Nel frattempo la riforma delle pensioni costringerà gli insegnanti a rimanere in classe fino a 67 anni.
Scaricare la generazione dei trenta-quarantenni e puntare su qualche neolaureato “svecchierà” la scuola? Quante persone potranno assumere? E in quanti anni? L'unico aggettivo che mi viene in mente riguardo a tutto ciò è "demenziale".
La questione del merito è giusta e sacrosanta, ma per gli insegnanti è immensamente complessa.
Sarà risolta da un concorso di cui a due mesi dalla preselezione, non si sa assolutamente nulla? Prima delle SSIS i candidati si preparavano per ANNI a sostenere i concorsi.
Quanto tempo avremo? Cosa produrremo? Cosa misurerà il concorso? La competenza di un insegnante nella sua disciplina è l'unica cosa che conta?
Io, come tutti, ho avuto diversi insegnanti assolutamente competenti sulla materia e assolutamente incapaci di insegnare.
Il ministro Profumo dice che i precari non saranno danneggiati, ma se vorranno potranno mettersi in gioco con il concorso.
Io mi sono abilitata nel 2006 con il VI ciclo SSIS.
Essendomi laureata nel 2001, non ho mai avuto la possibilità di fare un concorso quando avevo tempo e capacità di studiare.
Non so cosa intende il ministro con "mettersi in gioco", ma io mi sono licenziata da un contratto a tempo indeterminato per fare la SSIS.
Lavoravo la mattina e andavo a lezione il pomeriggio; ho sostenuto esami (qualcuno farsa, ma non per colpa mia), ho fatto il tirocinio, la tesina e l'esame di abilitazione.
Io e i miei colleghi precari abbiamo tra i 30 e i 40 anni.
Lavoriamo da anni nell'incertezza totale, per stipendi indecorosi, permettendo al sistema scolastico di non collassare.
Veniamo licenziati a giugno e passiamo l'estate chiedendoci se ci sarà qualche possibilità per noi a settembre.
Ci siamo fatti esperienza sul campo e crediamo nel nostro lavoro.
I fannulloni esistono nella scuola come esistono in qualsiasi ambiente di lavoro, ma posso dire senza dubbio che il 90% degli insegnanti che ho conosciuto sono competenti e ammirevoli.
Capisco che queste mie considerazioni riguardano solo i docenti, ma migliorare la scuola e garantire un futuro ai nostri ragazzi, non vuol dire forse occuparsi prima di tutto di chi lavora ogni giorno con loro?

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