La scuola che vorrei
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12 dicembre 2018

25-09-2012 19:09 Ugo Barilli
Siamo alle solite, molte lamentele e poche idee
Io, la scuola, me la immagino così.

Il docente va a scuola ogni mattina (nella sua scuola), motivato e gratificato dall’essere stato selezionato per le proprie capacità e consapevole del proprio ruolo fondamentale per la crescita dei ragazzi.
Una volta a scuola, si reca nel suo ufficio (avete letto bene, il suo ufficio) che la scuola gli ha messo a disposizione e che condivide con gli altri colleghi della sua stessa area disciplinare, con i quali condivide anche una piccola sala riunioni e una piccola biblioteca.

Qui dialoga e pianifica le attività in modo collegiale e collaborativo, partecipa alle riunioni, riceve studenti, genitori e colleghi, corregge le prove di verifica, parla al telefono (che la scuola gli ha messo a disposizione) con gli altri docenti, studia e si aggiorna.

Prepara poi la prossima lezione, predispone il materiale didattico e lo pubblica sul sito della scuola, nell’apposita sezione dedicata alla didattica ed accessibile, in via riservata, agli studenti.
Per far questo utilizza il computer portatile che la scuola gli ha messo a disposizione ed alcuni software all’avanguardia che la scuola ha selezionato e sui quali ha ricevuto una solida formazione.

Finalmente va in classe ed incontra i ragazzi. L’aula, composta da un numero gestibile di studenti, è attrezzata con le più moderne tecnologie informatiche, che gli consentono di accedere al materiale didattico già predisposto e ad internet e di tenere lezioni multimediali efficaci e coinvolgenti, collegando il proprio PC ad un schermo interattivo.

Gli studenti seguono e partecipano attivamente alla lezione, anche grazie al proprio tablet individuale fornito dalla scuola, col quale accedono all’area riservata e prendono appunti mirati direttamente sul materiale didattico già predisposto dal docente.
Il tablet contiene la versione digitale del libro di testo selezionato dalla scuola, mentre la corrispondente versione cartacea, ove necessaria, rimane a casa.
Una volta ultimata la lezione gli studenti svolgono, in classe, attività individuali e di gruppo, finalizzate a consolidare i temi trattati durante la lezione, alle quali fa seguito una discussione collettiva coordinata dal docente.

Gli studenti completano a casa il lavoro svolto in classe, studiando e svolgendo le attività aggiuntive assegnate dal docente, sulla base del materiale didattico, degli appunti e dei testi, ai quali accede con il proprio tablet, che può utilizzare anche a casa.

Nel corso della lezione successiva, il docente verifica i risultati di apprendimento, non attraverso le solite interrogazioni ma attraverso opportune prove di verifica e una discussione di gruppo che coinvolge tutti i ragazzi, quindi procede con la successiva unità didattica.

Le unità didattiche sono state programmate in modo attento e rigoroso, grazie ad una selezione accurata dei temi da trattare, che privilegia i temi fondamentali a scapito di quelli più marginali.
Anche grazie a manuali educativi semplici e razionali, adeguati all’età degli studenti, i temi vengono trattati privilegiando i contenuti fondamentali e i collegamenti interdisciplinari e riducendo il nozionismo.

Pensate a come sarebbe bella una scuola così, una scuola in cui i ragazzi, più attivi e motivati, imparano davvero ed esprimono al meglio il proprio talento.

Lo so, molti di voi pensano che una scuola così sia solo un’utopia difficilmente realizzabile.

Ma io ci credo. Credo nella necessità e nella possibilità di realizzare concretamente una scuola nella quale gli studenti e i docenti vivano un’esperienza ricca e stimolante ed esprimano tutto il proprio potenziale, insegnando e imparando.

E so che per riuscirci dobbiamo smetterla di lamentarci e rimboccarci le maniche, iniziando a fare qualcosa di concreto per cambiare le cose.



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Sarebbe fantastico per me come insegnante statale di scuola primaria insegnare in una scuola così organizzata con qualche piccola variazione legata alla fascia di età di cui mi occupo. Vorrei che oltre ad un piano di studi per le scuole superiore, ne attivaste uno anche per la scuola secondaria di primo grado, che vedo lacunosa dal punto di vista dell'innovazione didattica e della capacità di motivare gli studenti di una fascia d'età già di per sé problematica. Credo che la proposta al vaglio del ministero di anticipare di un anno l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro potrebbe essere vista da voi come un'opportunità per attivare un percorso di di studi organizzato in quinquenni già a partire dall'attuale scuola secondaria di primo grado, poiché tre anni di scuola "media" sono veramente pochi per incidere sulla crescita globale del ragazzino: sono appena sufficienti per iniziare a gestire il grosso cambiamento organizzativo nel quale incappa nel passaggio da un grado all'altro dell'istruzione e per acquisire "briciole" di rudimenti dell'approccio disciplinare di ogni materia e per tentare di adeguarsi ad un numero di impostazioni didattiche e relazionali al quale non era abituato nel guscio protetto della scuola primaria. Mi piacerebbe vedere attivati percorsi di tutoraggio fra pari, che permettano di gestire le difficoltà senza ansie per quegli alunni che le vivono sulla loro pelle, ma questo è sempre più difficile in una organizzazione scolastica "ingessata" qual'è quella statale oggi. Vorrei inoltre un percorso in cui l'alunno avesse l'opportunità di diventare un cittadino consapevole non solo dei suoi diritti, ma anche nel dovere di comprendere e sentirsi compreso, nel rispettare e sentirsi rispettato. La responsabilità comune nell'educare va vissuta nuovamente dalla cittadinanza, dai genitori che vanno spesso rieducati al rispetto per la vita, dalle associazioni di volontariato, dal mondo del lavoro e da tutti quegli enti che nel loro operare, agiscono per mostrare alla cittadinanza quanto siano stati bravi nel loro modo di procedere, piuttosto che nel risolvere situazioni problematiche. In una parola è necessario che l'alunno recuperi fiducia nell'adulto e che almeno in questo la scuola sia il luogo dove ricevere un modello di comportamento ed impegno da seguire:crescere forti nell'autostima e nel senso di responsabilità significa anche non sentirsi soli nell'affrontare le difficoltà che immancabilmente la vita riserva. Senza un'adeguata formazione culturale, civica, morale e senza una responsabile guida anche sul piano affettivo, temo che le nuove generazioni si abbandoneranno sempre più alle strade che troveranno già tracciate, senza lasciare un'impronta significativa nel luogo in cui operano.

27-09-2012 16:12 FRANCESCA TAGLIAVINI
Questo testo assai seduttivo perchè se ovviamente si parla di offrire maggiori servizi tecnologici ovvio sono comodità che seducono il lettore. Ma non può essere una scusa per leggerne negativamente l'assenza. Ci possono, anche solo con carta e matita_a mio umile parere_una buona qualità di relazione e relazione d'apprendimento. Ci sono stati fior fiore di docenti che non avevano il pc ma hanno lasciato il segno ad oggi, con insegnamenti di cui godiamo ancora noi ora in questo momento. Non è che se non ci comprano "la bambola" noi siamo impotenti.Abbiamo molto da dare a prescindere degli strumenti tecnologici a disposizione.Non è la forma a fare il contenuto. Anzi questo delirio di effetti tecnologici rischiano lo svuotamento di senso profondo. Quel Daimon, quello spirito che non deve necessariamente essere sparato a lavagna multimediale 1000 watt. "Le cose essenziali sono invisibili agli occhi". A mio umilissimo parere. Ciao. Buone cose a tutti. Comunque grazie, il confronto ci farà sempre crescere, davvero grazie.

01-10-2012 21:29 profLaura
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