La scuola che vorrei
Vai alla pagina dedicata su Facebook
12 dicembre 2018

30-10-2012 13:10 Riccardo Luna
La scuola, i sogni e il video del Ministero
Vorrei aggiungere qualche informazione e una considerazione al dibattito in corso sul video “Porta a scuola i tuoi sogni", che il ministro della Istruzione ha realizzato. Vorrei farlo perché l’idea di quella campagna è stata mia e perché ho avuto il grande privilegio di scriverne il testo assieme a Paolo Iabichino e Roberto Vecchioni.

Vedo che infuria la polemica per il fatto che “lo spot” (ma non è uno spot, non stiamo vendendo saponette: è un video, una clip che ha un messaggio sociale), è stato girato in una scuola privata di Milano. Peggio, in una scuola tedesca.

Premetto che capisco e in qualche caso condivido lo scoramento, il nervosismo e perfino la rabbia che c’è nel mondo scolastico. Sono arrabbiato anch'io entrando in certi istituti o leggendo le statistiche sugli edifici a rischio sismico. Nei mesi scorsi ho avuto la possibilità più volte di dire pubblicamente che la scuola italiana si è salvata e in qualche caso è addirittura entrata nel futuro non grazie ai politici e alla buona politica, ma nonostante i politici e la cattiva politica.
E lo ha fatto sulle spalle di insegnanti, studenti, bidelli e famiglie che, quando hanno scelto di non lamentarsi e basta, si sono dimostrati eroici. Perché si sono rimboccati le maniche e hanno inventato delle soluzioni senza aspettare nessuno.

Capisco e condivido molto, quindi, ma ho l’impressione che in questa vicenda la legittima polemica politica si sovrapponga al video “Porta a scuola i tuoi sogni” deformando la realtà di una bella operazione.

“Porta a scuola i tuoi sogni” non è uno spot sulla scuola italiana: è un video sullo studio, sull’importanza dello studio.
È un video che prova a trasmettere un unico, forte messaggio: anche se la nostra scuola non va, anche se non funziona, anche se in qualche caso cade letteralmente a pezzi, ricordiamoci che studiare è l’unica cosa che ci salva. L’unica che ci assicura un futuro possibile. Come cittadini e come paese.

Può sembrare scontato ma in Italia in questi anni si è fatta largo la convinzione contraria. Sintetizzata benissimo da una battuta dell’ultimo film di Checco Zalone: “Tanto in Italia studiare non serve a un cazzo!”. Tutti a ridere. Mentre è vero esattamente il contrario. Anche se la scuola ci fa schifo, anche se i politici se ne infischiano. Studiare, imparare, inseguire una passione per la conoscenza, ci rende migliori. E ci offre gli strumenti per cambiare le cose. E avere una scuola migliore. Questo dice quel video.

Per leggere il testo integrale dell'articolo, pubblicato su ilpost.it, premi qui.




Condividilo su Facebook  Condividilo su Twitter  Condividilo su LinkedIn  Condividilo su Google +  Segnala Vota:
voti:274
Inserisci un Commento
Nome *
Email *
Commento *
Sono *
Leggi l'informativa *
Ho letto e accetto l'informativa
I commenti sono moderati e saranno pubblicati solo dopo l'approvazione della redazione

Iscriviti alle News

RSS Sottoscrivi i nostri RSS


Invia un messaggio riservato alla redazione


Promosso da
Promosso da IESS.it

Categorie
La scuola che vorrei (8)
Sistema Educativo (5)
Organizzazione scolastica (1)
Docenti (5)
Tecnologie e strumenti didattici (2)
Progetti (1)
Didattica (3)

Archivio



TAG Cloud