La scuola che vorrei
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12 dicembre 2018

12-07-2012 11:07 Universita' Milano Bicocca
La scuola che vorrei è una scuola che funziona
Ecco, in sintesi le proposte degli studenti.

Durata: 12 anni di scuola (invece degli attuali 13) con 9 di primaria e media inferiore e 3-4 anni di superiori unificata con la possibilità di scelta di indirizzi negli ultimi tre. L'ultimo anno dovrebbe servire a preparare il passaggio all'Università.
Esame di maturità: da conservare anche se rivisitato.

Italiano: leggere e scrivere, ma anche parlare in pubblico, con più spazio per il '900 e maggiori spazi di approfondimento e lettura.
Matematica, ma anche "logica".
Inglese: insegnato davvero per parlarlo e scriverlo "fluently", con insegnanti di madre lingua, laboratori e meno letteratura.
Educazione civica e cittadinanza: non solo la Costituzione italiana, ma anche quella Ue e conoscenza dei diritti universali per sentirsi "cittadini del mondo".
Sport: non "ginnastica", con strutture adeguate per imparare a gareggiare secondo regole sportive e vissuto come "palestra dei cittadini".
Geografia mondiale: materia che, oggi, la scuola italiana sembra decisamente trascurare.
Storia contemporanea: anche il passato, ma più attenzione all'oggi e agli anni appena trascorsi.
Informatica: più attrezzature e, soprattutto, studiare con il computer esattamente come, ormai, col computer si lavora.
Materie facoltative: accanto a quelle fondamentali e obbligatorie.

Programmi:
essenziali, meno vincolanti, con approfondimenti, collegamenti col presente e l'attualità, più aperti alle altre culture.
Lezioni: anche al pomeriggio, niente scuola al sabato, pranzo anche a scuola.
Libri: gratis in comodato o da acquistare a fine anno se uno vuole tenerli.

Insegnanti:
ricevono le critiche più dure. I ragazzi li rispettano, ma chiedono rapporti interpersonali più approfonditi, mantenendo ruoli e distanze. Devono valutare ma anche incoraggiare, insegnare in modo più aperto e laboratoriale e andrebbero pagati meglio e "liberati dal giogo dei programmi". In sintesi dovrebbero essere: colti e comunicativi, coerenti come modelli di comportamento, appassionati, capaci di relazioni equilibrate e in grado di mettere al centro la formazione globale dei giovani.
Valutazioni: rigorose ma prevedibili e chiare. Ok le prove orali ma valutate in modo più preciso. Stesso cosa per quelle scritte ma sempre valutate in modo che lo studente possa capire.

Ambienti e attrezzature: più funzionali, meno fatiscenti, puliti, curati, attrezzati, anche in parte personalizzati (armadietto personale). Spazi per le attività sportive, per la socializzazione e anche per i colloqui con i docenti.
Apertura al mondo esterno: interculturalità, internazionalizzazione, collegamenti con il mondo del lavoro, più vita sociale e partecipazione.

Puoi accedere alla testo integrale dello studio cliccando qui, oppure all'articolo di Massimo Razzi su Repubblica Scuola, cliccando qui.


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Il contributo dato dai ragazzi intervistati, sempre positivo e costruttivo, è molto interessante.
Ascoltiamoli e teniamo conto delle loro proposte.

13-07-2012 12:23 Ugo Barilli
Credo che se avessero rivolto a me l'intervista avrei risposto in modo molto simile, aggiungendo che le nuove tecnologie informatiche e le opportunità dei nuovi media devono essere integrate in questo progetto e i docenti hanno il dovere di tenersi al passo e non fare da freno al rinnovamento. La scuola che vorrei è che quella che non ho frequentato e quella in cui non insegno, almeno per ora, ma il futuro ci attende fiduciosi.

21-07-2012 19:51 Francesca Ruozzi
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