La scuola che vorrei
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18 luglio 2019

30-07-2012 09:07 Alberto Vellani
Una nuova didattica per superare il disagio degli studenti
Vi sono alcune domande di fondo che a settembre di ogni anno, i docenti dovrebbero porsi.

1) quale scuola desiderano i ragazzi?
2) di quale scuola hanno bisogno?
3) perchè i ragazzi mostrano sempre più spesso disagio nelle nostre scuole?

Tuttavia il dibattito pubblico sulla scuola è sempre più spesso incentrato e/o schiacciato su "serietà", "sanzioni" (vedi le recenti DDMM 16 e 30 2007 e OM 92/2007) e "merito" (la parola preferita dall'ex Ministro) e non sul disagio che i nostri ragazzi provano a stare fermi e attenti alle parole ex cathedra del professore.
Si parla di adolescenza e ancora non si è capito che non è un breve intervallo di vita, una transizione, ma ormai è uno status esistenziale che arriva alla soglia dei 30 anni che il giovane, senza futuro professionale, affronta con disillusione.

L'istruzione non è più in grado di promettere ai nostri ragazzi il loro investimento identitario all'interno di una professione ben definita, sicura e riconosciuta. Permanenza lunga in famiglia, frustrazione conseguente e quindi un impegno nello studio privo di prospettiva che mina alla radice l'impegno dei nostri alunni.

La scuola non può rispondere a tutte queste domande ma ha il dovere di contrastare questa apatia con gli strumenti che le sono propri:

- rinnovare la didattica e la pedagogia
- intervenire sugli ambienti di apprendimento (le classi recinto)
- aprirsi a climi relazionali a forte impronta costruttiva e cooperativa
- puntare sulle conoscenze che sviluppano competenze misurabili e spendibili
- intervenire su tutto il primo ciclo di istruzione unificandolo dai 6 ai 16 anni
- creare figure di docenti non più schiacciati all'interno della loro singola disciplina ma che sappiano tessere legami multidisciplinari

L'esperienza finlandese (la scuola che ottiene i più alti riconoscimenti internazionali) ha agito su questi elementi: nuova didattica, scuola più lunga, ampia essenzializzazione delle discipline (non tutti devono studiare tutto e nello stesso modo....vedasi lo scandaloso studio del latino bistrattato nei licei) docenti meglio selezionati (da noi continuano a essere immessi "docenti" ope legis attraverso scandalose operazioni sindacalizzate che non distinguono "mestiere" da "funzione"), ambienti di apprendimento completamente rinnovati.


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